A Novant’anni dalla nascita dello scrittore e giornalista napoletano Enzo Striano, lo ricordiamo con il suo romanzo-capolavoro, Il Resto di Niente, pubblicato nel 1986 per l’editore scolastico Loffredo. Con Il Resto di Niente Striano sviluppa una nuova idea di romanzo storico, vi è, infatti, uno sperimentalismo di fondo che riguarda il linguaggio, definito multimediale, in quanto fa convivere italiano, francese, portoghese e napoletano, a seconda delle situazioni e dei personaggi che intervengono sulla scena narrativa: i lazzaroni della Napoli del Settecento, i nobili e gli intellettuali napoletani infatuati dalla Francia e, infine, Lenòr portoghese di nascita.

La sperimentazione dell’opera prosegue nel processo di azzeramento dei confini del tempo, con l’intento di comprensione del presente attraverso il passato. Striano riesce nell’impresa, utilizzando il contesto storico come pretesto narrativo, sviluppa, cioè, un rapporto tra fantasia e storia, tra identità dello scrittore e rappresentazione della realtà, procedendo in questi termini, Striano fa in modo che la storia diventi materia della sua storia.

Il romanzo vuole esprimere l’incomunicabilità tra la vita e il mondo della cultura, la stessa che subisce lo scrittore nella società di massa in cui vive. Emerge, con molta chiarezza dal romanzo, la delusione per la società del consumismo e per l’immobilismo dei tempi. Il Resto di Niente, infatti, diventa un linguaggio ricorrente, proprio nell’amara constatazione che nulla può cambiare, ed è questa la conferma di una verità che arriva direttamente dal passato: quando nel 1799 i rivoluzionari degli sfortunati moti partenopei, tra i quali anche la protagonista del romanzo Eleonora de Fonseca Pimentel, vengono giustiziati, il più inferocito era il popolo, che rappresenta quel fallimento dell’idea del cambiamento, che Striano scorge nell’Italia degli anni Ottanta.

Infatti, Striano, a differenza degli altri scrittori del suo tempo, avverte maggiormente la contrapposizione tra l’autonomia concettuale della letteratura e il conformismo. Il suo romanzo diventa un prodotto isolato, che nasce quando l’industria culturale crea una letteratura conformista, facendola diventare una merce.