La maschera teatrale di Pulcinella, nata dalla tradizione napoletana, rappresenta una celebrità internazionale, conosciuta in tutto il mondo come maschera – simbolo della napoletanità. Infatti, il suo dualismo, la sua percezione della realtà, e la sua sorte sono legate a quelle della città stessa. Pulcinella, dunque, ha una doppia chiave di interpretazione, è povero e senza speranze, ma nel momento in cui sta per soccombere, ritrova la forza interiore per andare avanti. E’ un anti-eroe, vispo, pronto d’ingegno, e irriverente che riesce a burlarsi dei potenti pubblicamente. Così, nonostante la sua tragica situazione quotidiana, riesce sempre a cogliere il lato positivo delle cose e a prendersi gioco della vita stessa.

La maschera di Pulcinella ha origini molto lontane, l’invenzione di questo personaggio si fa risalire, ufficialmente, a Silvio Fiorillo, attore teatrale e commediografo, nato nel 1565 circa e proveniente da Capua. Il nome della maschera, in origine Policinella, proviene dal nome Puccio d’Aniello, un contadino di Acerra dal quale Fiorillo prende ispirazione. Nelle incisioni, infatti, la maschera ha la faccia scurita dal sole e il naso lungo e adunco.

Ma le fattezze di Pulcinella vengono rinnovate in senso moderno, nell’Ottocento, da Antonio Petito, uno degli interpreti più famosi di Pulcinella insieme a Giancola, ossia Vincenzo Cammarano, morto nel 1809, e tanto apprezzato da Ferdinando IV. Pulcinella, infatti, diverte, all’epoca, un pubblico vario e socialmente diverso, e nel 1738 viene fatto costruire un teatro appositamente per le commedie in dialetto: il San Carlino. Il suo pubblico è composto da membri della famiglia reale, aristocratici, borghesi, viaggiatori e abitanti dei quartieri popolari. Il palcoscenico del San Carlino, cuore della commedia napoletana, e sul quale è morto lo stesso Antonio Petito, funziona per oltre un secolo e mezzo fino alla sua demolizione avvenuta nel 1884, a causa dell’opera di risanamento, il cosiddetto “sventramento” di Napoli.

Molti artisti hanno indossato la maschera di Pulcinella, tra i quali ricordiamo:

Eduardo De Filippo nella commedia, del 1957, “Il figlio di Pulcinella”, il figlio decide di togliere la maschera per non essere più sottomesso, e ritorna dagli Stati Uniti per salvare il padre;

Massimo Troisi nel film Il viaggio di Capitan Fracassa, del 1990, regia di Ettore Scola, interpreta la maschera napoletana;

Pino Daniele interpreta nel suo brano suonno d’ajere, dall’album Terra mia, del 1977, un Pulcinella malinconico e furioso, che getta via la maschera per meditare una rivolta dei poveri e degli oppressi.