Oggi tutti conosciamo L’Urlo di Munch: uno dei dipinti più celebri dell’arte moderna, se non altro per i numerosi furti di cui l’opera si è resa protagonista. Quasi tutti lo abbiamo sentito nominare almeno una volta nella vita o ne abbiamo visto una riproduzione sui libri, sui giornali, su Internet e persino nei film e nei cartoni animati. Ne abbiamo visto versioni alternative, parodie e adattamenti vari, esiste persino un’emoticon su WhatsApp che ne richiama le fattezze.

Ma cosa sappiamo, realmente, dell’Urlo? Ne conosciamo il significato? Ne conosciamo la tecnica? Come mai è così famoso? Cosa rappresenta, per l’arte, L’Urlo? Cosa sappiamo di Edvard Munch?

Chi studia o lavora nel campo dell’arte conosce sicuramente le risposte a queste domande, ma noi parliamo ovviamente a coloro i quali ancora non conoscono il fascino nascosto di quest’opera.

Il contesto storico

L’Urlo venne dipinto, in una prima versione, nel 1893, durante quella fin de siècle ricca di cambiamenti sotto tutti gli aspetti. Gli artisti, come Edvard Munch, lo percepivano. Sapevano che l’Europa stava per cambiare radicalmente, e la perdita dei valori ne era il sintomo più evidente.

Contemporaneamente, la società si apriva verso nuovi modelli di vita, nuovi schemi completamente sconosciuti, e la paura dell’ignoto giocava un ruolo altrettanto importante. Nel frattempo, Freud percorreva vie mai esplorate prima della mente umana.

Alcuni cenni sull’autore

«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura».

Fu in queste circostanze che Edvard Munch trasse ispirazione per dipingere l’Urlo.

Quello che sappiamo di lui è che ebbe un’infanzia difficile, caratterizzata dalla morte della madre e della sorella ed un’adolescenza segnata dalle manie ossessivo-compulsive del padre, oltre che dalla morte di altri fratelli. Le sue opere furono inizialmente disprezzate dalla critica, che lo accusò di mettere in scena una parodia dell’arte.

Dopo aver soggiornato a Parigi per qualche anno, Munch si diresse verso Berlino, ma la sua mostra fu chiusa a causa di violente polemiche scoppiate nell’ambiente artistico tedesco, ancorato fortemente alla tradizione e maldisposto alle novità prorompenti che Munch portava con sé. È in questo periodo che Munch dipinge L’Urlo.

La tecnica

L’Urlo è un olio, tempera e pastello su cartone. Colori diversi per contrasti diversi, dunque. È così che Munch riesce a focalizzare l’attenzione dell’osservatore sull’espressione del viso della figura urlante, circondata com’è da colori intensi come il rosso del cielo sanguinante o il nero del fiordo, che si erge ad abisso.

Quel giallo tenue, ha lo scopo di rappresentare la fragilità delle emozioni umane in confronto alla natura.

Le linee si muovono sinuose lungo tutto il dipinto, perfino il corpo della figura umana è una serpentina di dolore. Tutto sembra fluido, eccetto il ponte e i due uomini sullo sfondo, che si dissociano completamente dal dramma interiore del protagonista.

Cosa ci racconta l’opera

Un urlo disperato, che trasuda angoscia in ogni centimetro della sua espressione. La torsione innaturale del viso e del corpo lasciano intendere quanto sia innaturale l’angoscia vissuta dall’uomo contemporaneo. Angoscia vissuta senza il conforto dei propri simili, che invece si distaccano dalla sofferenza altrui, nonostante essa sia così visibile. Tutto intorno è violenza, tutto intorno è orrore, in perfetta sintonia con la visione della vita di Munch. Il panorama circostante non fa altro che aumentare ulteriormente la sgradevole sensazione che il protagonista vive.

L’Urlo non è altro che una profezia della società del XX secolo, ancora oggi tragicamente attuale.